Informative o Liberatorie?

In questi giorni mi è stata sottoposta, per un parere, una informativa predisposta per degli studi odontoiatrici.

Come spesso capita, il consulente di turno produce una “informativa omnicomprensiva” che prevede molteplici aspetti delle molteplici casistiche che interessano i molteplici studi odontoiatrici.

La consegna allo studio, dicendo che “occorre far firmare” il tale documento ai pazienti; nessuno si prende la briga di leggere, in modo obbiettivo e distaccato, quello che vi è scritto.

Innanzitutto posso affermare, senza tema di smentita, che una informativa di quattro pagine non rispetta le caratteristiche di “forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro” richieste dal Regolamento.

Come risultato finale, un povero tapino che si reca dal dentista per una semplice igiene dentale deve firmare una specie di liberatoria, nella quale, per esempio, autorizza  ad effettuare, conservare ed archiviare, a fini statistici (??), tecnici (??), documentali o di ricerca, video ed immagini fotografiche.

Consiglio di Stato francese sui cookies

Una sentenza del Consiglio di Stato francese sui “témoins de connexion”, che certamente costituirà una base giurisprudenziale per il futuro.

La storia: il Garante Francese (CNIL) ha sanzionato una casa editrice in quanto il loro sito web utilizzava cookies di terze parti senza informare gli utenti (e quindi senza averne ottenuto il consenso); la società ha successivamente impugnato il provvedimento del CNIL davanti al Consiglio di Stato francese.

Nella sentenza, che rigetta il ricorso della casa editrice e conferma la sanzione del CNIL, il Consiglio di Stato specifica che:

  • i cookies tecnici possono essere “installati” senza consenso;
  • per i cookies di terze parti, anche se necessari per il sostentamento del servizio, occorre informare ed ottenere il consenso;
  • il browser non costituisce un valido strumento per ottenere il consenso all’utilizzo dei cookies, in quanto esso non consente una “scelta informata” ne la libera e “granulare” opposizione ad essi.

Inoltre, si stabilisce che il Titolare del Trattamento (il proprietario del sito) ha tutti gli obblighi che derivano dall’uso dei cookies, anche se sono servizi di terzi, ed addirittura esso ne deve garantire i tempi massimi di conservazione, fissati in 13 mesi.

Dalla sentenza si evince che (almeno in Francia) i siti web che utilizzano cookies di terze parti debbono informare preliminarmente l’utente (banner) ed ottenere il consenso “granulare” per ciascun cookie (o classe di cookies).

Il punto centrale della sentenza è quello relativo al fatto che il browser (tramite le relative impostazioni sui cookies) non può essere utilizzato come strumento per determinare il consenso dell’utente all’utilizzo dei cookie di terze parti.

Ritengo comunque che la sentenza “farà scuola” in tutta Europa.