Responsabili trattamento dati interni

Ho saputo che, anche recentemente, alcuni ospedali italiani hanno proceduto alla nomina, quali Responsabili Interni del Trattamento di Dati Personali, tutti i dirigenti delle varie U.O. ospedaliere.

La nomina del responsabile interno è una consuetudine prevalentemente italiana; spesso ciò è stato fatto per rafforzare, nelle organizzazioni, la consapevolezza della tutela dei dati personali, anche se nella direttiva 95/46/CE e nel Codice Privacy D.lgs 196/2003 non si riscontrano distinguo tra responsabile esterno ed interno.
In Europa, invece, la figura del responsabile è stata quasi sempre riferita ad una figura esterna.

Nel nuovo GDPR, il Responsabile del Trattamento è definito come “la persona fisica o giuridica, l’autorità pubblica, il servizio o altro organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento”.

Articolo 28 GDPR:
 
 ... omissis
 3. I trattamenti da parte di un responsabile del trattamento sono disciplinati da un contratto o da altro atto giuridico a norma del diritto dell’Unione o degli Stati membri, che vincoli il responsabile del trattamento al titolare del trattamento e che stipuli la materia disciplinata e la durata del trattamento, la natura e la finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e i diritti del titolare del trattamento.
 Il contratto o altro atto giuridico prevede, in particolare, che il responsabile del trattamento:
 a) tratti i dati personali soltanto su istruzione documentata del titolare del trattamento,anche in caso di trasferimento di dati personali verso un paese terzo o un’organizzazione internazionale, salvo che lo richieda il diritto dell’Unione o nazionale cui è soggetto il responsabile del trattamento; ... omissis
 b) garantisca che le persone autorizzate al trattamento dei dati personali si siano impegnate alla riservatezza o abbiano un adeguato obbligo legale di riservatezza;
 c) adotti tutte le misure richieste ai sensi dell’articolo 32 (la sicurezza del trattamento);
 h) metta a disposizione del titolare del trattamento tutte le informazioni necessarie per dimostrare il rispetto degli obblighi di cui al presente articolo e consenta e contribuisca alle attività di revisione, comprese
 le ispezioni, realizzati dal titolare del trattamento o da un altro soggetto da questi incaricato ... omissis

Appare chiaro che tutto questo dettato si riferisce ad un soggetto esterno; il dirigente della U.O. ospedaliera ha già un contratto di incarico subordinato, non può decidere durata, natura e finalità dei trattamenti, ne decidere in merito alla adozione delle misure di protezione richieste dal GDPR all’articolo 32 (e successivi).

Alla luce di quanto esposto, non appare più praticabile la nomina indiscriminata di responsabili interni, solo perchè ricoprono incarichi dirigenziali; oltretutto:

 articolo 82 GDPR:
1. Chiunque subisca un danno materiale o immateriale causato da una violazione del presente regolamento ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento.

UPDATE 25/05/2018: il Prof. Pizzetti, oggi al convegno Federprivacy, ha confermato la mia interpretazione; il responsabile del trattamento è essenzialmente un soggetto esterno.

Ruolo DPO

Chi è il Data Protection Officer?
Il Data Protection Officer (di seguito DPO o D.P.O.) è un ruolo chiave, introdotto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati EU 2016/679.
Il D.P.O. (nel codice italiano indicato come R.P.D. Responsabile della Protezione dei Dati), figura già presente in alcune legislazioni europee (anche conosciuto come Chief Privacy Officer, Privacy Officer, Data Protection Officer o Data Security Officer), è una figura che ha un ruolo determinante nel trattamento di dati personali di una organizzazione.

Chi deve nominare il DPO?

  • una pubblica amministrazione che tratta dati personali (eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali);
  • una organizzazione che effettua monitoraggio, regolare, sistematico e su larga scala di interessati;
  • una organizzazione che tratta, su larga scala, particolari categorie di dati sensibili o dati relativi a reati e condanne penali.

Quali sono le organizzazioni private che ricadono nelle ultime due indicazioni?
IL Garante ha precisato quali tipologie di organizzazioni private debbono nominare un Data Protection Officer o Responsabile della Protezione dei Dati Personali (ulteriori dettagli qui).

Compiti del DPO
I compiti primari del Data Protection Officer sono:

  1. informare e fornire consulenza al Titolare e al Responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal GDPR, nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;
  2. sorvegliare l’osservanza del GDPR, di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;
  3. fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35;
  4. cooperare con l’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali); e
  5. essere il punto di contatto dell’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento dei dati personali, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione;
  6. supportare il titolare del trattamento nelle attività susseguenti ad un eventuale data-breach.

Chi può essere nominato DPO?
In base all’articolo 37, paragrafo 5 GDPR, il DPO “è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui all’articolo 39”. Viene anche previsto che il livello necessario di conoscenza specialistica dovrebbe essere determinato in base ai trattamenti di dati effettuati e al livello di protezione necessario per i dati personali oggetto di trattamento.
Allo stato attuale non esiste alcun schema di certificazione, corso, percorso formativo o seminario che abiliti al ruolo di D.P.O. ; sono invece importanti esperienza e competenze professionali, così come la conoscenza delle normative nazionali ed europee; è necessaria anche una formazione adeguata e continua.
La organizzazione che procede alla nomina del DPO dovrà allegare alla stessa le risultanze della valutazione di adeguatezza, in base alla quale è stato designato il candidato tra tutti gli altri; si presti quindi molta attenzione a motivare la scelta, in quanto la nomina di una figura inadeguata o in conflitto di interessi potrebbe configurare il reato in eligendo.

La figura DPO esterna
Le organizzazioni di dimensioni limitate o che non hanno figure da investire dell’incarico di DPO-RPD possono nominare una figura esterna, che abbia i requisiti indicati, di rivestire il ruolo di DPO. Alcune organizzazioni complesse potranno nominare una figura giuridica esterna (team di esperti) quando i processi di trattamento dei dati necessitano di particolari competenze interdisciplinari. Occorre fare attenzione a che non sussistano conflitti di interessi (come nel caso di nomine a fornitori informatici, software house e consulenti fiscali ed amministrativi già incaricati).

Autonomia del DPO
Il regolamento GDPR indica le garanzie essenziali per consentire al DPO di operare con un grado sufficiente di autonomia nella organizzazione del titolare del trattamento. Esso non dovrà ricevere alcuna istruzione sullo svolgimento dei propri compiti, che dovrà svolgere in modo indipendente. Avrà a disposizione un budget adeguato che gestirà autonomamente per i compiti assegnati, compreso quello della propria formazione continua.

La nomina del DPO rileva il board aziendale dalle responsabilità GDPR?
No, la figura del DPO è intesa come “facilitatore  e controllore” delle procedure e della sicurezza della architettura di trattamento della propria organizzazione. Non ha funzioni decisionali, che pertanto permangono nel board, così come le responsabilità.

Il DPO deve essere formalmente nominato?
La risposta è affermativa; nell’ipotesi di incarico ad un team o una società, occorre comunque che sia individuato in maniera inequivocabile un soggetto che specificamente opererà come RPD, riportandone espressamente le generalità. E’ poi necessario che nell’atto di designazione o nel contratto di servizi risultino indicate le motivazioni che hanno indotto il management a scegliere quel soggetto per svolgere la funzione di RPD. La nomina dovrà essere comunicata al Garante, indicata sulle informative e sul sito web aziendale.

Per le organizzazioni seriamente motivate a dotarsi di un framework di protezione dei dati personali conforme al GDPR, ho la competenza e l’esperienza necessarie ad assumere l’incarico ed il ruolo di DPO in Toscana e in tutto il centro-Italia.
Arezzo Firenze Grosseto Lucca Livorno Massa Carrara Pistoia Prato Siena Pisa Città di Castello Perugia Gubbio Foligno Fabriano Assisi Orvieto bibbiena poppi sansepolcro san giustino torrita di siena città di castello monte san savino rapolano terme sinalunga foiano cortona camucia montevarchi levane bucine figline incisa valdarno radda greve panzano in chianti

Ruolo RPD

Chi è il Responsabile Protezione dei Dati?
Il Responsabile Protezione dei Dati (di seguito anche RPD o R.P.D.) è un ruolo chiave, introdotto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati EU 2016/679.
Il RPD (nel codice internazionale indicato come D.P.O. Data Protection Officer), figura già presente in alcune legislazioni europee (anche conosciuto come Chief Privacy Officer, Privacy Officer, Data Protection Officer o Data Security Officer), è una figura che ha un ruolo determinante nel trattamento di dati personali di una organizzazione.

Chi deve nominare il RPD?

  • una pubblica amministrazione che tratta dati personali (eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali);
  • una organizzazione che effettua monitoraggio, regolare, sistematico e su larga scala di interessati;
  • una organizzazione che tratta, su larga scala, particolari categorie di dati sensibili o dati relativi a reati e condanne penali.

Quali sono le organizzazioni private che ricadono nelle ultime due indicazioni?
IL Garante ha precisato quali tipologie di organizzazioni private debbono nominare un Data Protection Officer o Responsabile della Protezione dei Dati Personali

Compiti del RPD
I compiti primari del Data Protection Officer sono:

  1. informare e fornire consulenza al Titolare e al Responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal GDPR, nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;
  2. sorvegliare l’osservanza del GDPR, di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;
  3. fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35;
  4. cooperare con l’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali); e
  5. essere il punto di contatto dell’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento dei dati personali, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione;
  6. supportare il titolare del trattamento nelle attività susseguenti ad un eventuale data-breach.

Chi può essere nominato RPD?
In base all’articolo 37, paragrafo 5 GDPR, il RDP “è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui all’articolo 39”. Viene anche previsto che il livello necessario di conoscenza specialistica dovrebbe essere determinato in base ai trattamenti di dati effettuati e al livello di protezione necessario per i dati personali oggetto di trattamento.
Allo stato attuale non esiste alcun schema di certificazione, corso, percorso formativo o seminario che abiliti al ruolo di D.P.O. ; sono invece importanti esperienza e competenze professionali, così come la conoscenza delle normative nazionali ed europee; è necessaria anche una formazione adeguata e continua.
La organizzazione che procede alla nomina del DPO dovrà allegare alla stessa le risultanze della valutazione di adeguatezza, in base alla quale è stato designato il candidato tra tutti gli altri; si presti quindi molta attenzione a motivare la scelta, in quanto la nomina di una figura inadeguata o in conflitto di interessi potrebbe configurare il reato in eligendo.

La figura RPD esterna
Le organizzazioni di dimensioni limitate o che non hanno figure specializzate da investire dell’incarico di DPO-RPD possono nominare una figura esterna, che abbia i requisiti indicati, di rivestire il ruolo di DPO. Alcune organizzazioni complesse potranno nominare una figura giuridica esterna (team di esperti) quando i processi di trattamento dei dati necessitano di particolari competenze interdisciplinari. Occorre fare attenzione a che non sussistano conflitti di interessi (come nel caso di nomine a fornitori informatici, software house e consulenti fiscali ed amministrativi già incaricati).

Autonomia del RPD
Il regolamento GDPR indica le garanzie essenziali per consentire al DPO di operare con un grado sufficiente di autonomia nella organizzazione del titolare del trattamento. Esso non dovrà ricevere alcuna istruzione sullo svolgimento dei propri compiti, che dovrà svolgere in modo indipendente. Avrà a disposizione un budget adeguato che gestirà autonomamente per i compiti assegnati, compreso quello della propria formazione continua.

La nomina del RPD rileva il board aziendale dalle responsabilità GDPR?
No, la figura del RPD è intesa come “facilitatore  e controllore” delle procedure e della sicurezza della architettura di trattamento della propria organizzazione. Non ha funzioni decisionali, che pertanto permangono nel board, così come le responsabilità.

Il RPD deve essere formalmente nominato?
La risposta è affermativa; nell’ipotesi di incarico ad un team o una società, occorre comunque che sia individuato in maniera inequivocabile un soggetto che specificamente opererà come RPD, riportandone espressamente le generalità. E’ poi necessario che nell’atto di designazione o nel contratto di servizi risultino indicate le motivazioni che hanno indotto il management a scegliere quel soggetto per svolgere la funzione di RPD. La nomina dovrà essere comunicata al Garante, indicata sulle informative e sul sito web aziendale.

Per le organizzazioni seriamente motivate a dotarsi di un framework di protezione dei dati personali conforme al GDPR, sono in grado di assumere l’incarico ed il ruolo di RPD in Toscana ed in tutto il centro-Italia.

Privacy Audit

L’attività di privacy audit è una valutazione indipendente, tesa a stabilire il grado di conformità dei processi aziendali alle normative relative al trattamento dei dati personali.

Saranno soggetti al processo di auditing i trattamenti di dati sia cartacei che informatici, i flussi, le procedure, gli incaricati, le aree, gli strumenti.

Obiettivi dell’audit sono:

  • evidenziare al titolare del trattamento eventuali situazioni critiche, prassi errate o migliorabili;
  • determinare se le misure di sicurezza sono adeguate o migliorabili;
  • produrre prova di una verifica di conformità ai regolamenti, peraltro obbligatoria nel GDPR;
  • permettere all’organismo di vigilanza di avere evidenze relative alla eventuale responsabilità amministrativa della persona giuridica.

Firewall

FireWall, il componente più determinante per la sicurezza I.T.C.

Il termine “firewall” in origine si riferiva a un muro destinato a confinare un incendio all’interno di un edificio; la definizione fu applicata, alla fine degli anni ’80 alla tecnologia di rete che consentiva di  “confinare” una rete locale collegata ad Internet, quando si evidenziarono problematiche afferenti alla sicurezza.

Un FireWall serve a regolare il traffico della rete locale proveniente da e diretto ad Internet; il suo scopo principale è quello di garantire sicurezza ai sistemi collocati dietro al suo perimetro.

Sulla base di regole impostate (policy o ACL) esso, agendo sui pacchetti IP, consente o nega la comunicazione tra le due parti che la richiedono (es. il client locale verso il server remoto); di norma vengono consentite solo le connessioni impostate dalle policy e negato tutto il resto (configurazione deny all).

Successivamente, con la diffusione di ulteriori tipologie di attacco, che veicolavano traffico illecito su connessioni consentite, furono sviluppati FireWall che valutano i pacchetti IP in transito e “capiscono” a quale protocollo o applicazione essi facciano capo; in tale modo è possibile bloccare (o consentire) un determinato tipo di traffico (es. il traffico generato dalle applicazioni p2p) indipendentemente dalle porte utilizzate e dalle regole statiche assentite.

I FireWalls di ultimissima generazione dispongono di ulteriori ed importantissime funzioni di sicurezza, quali Logging & Reporting, AntiMalware e IDS – Intrusion Detection System e/o IPS Intrusion Prevention System.

In ottica GDPR (art. 32 – sicurezza del trattamento) l’installazione e la gestione di un FireWall di terza generazione è assolutamente necessario; la sua installazione non esonera dalle altre misure di prevenzione e sicurezza, come talvolta erroneamente affermato.

Inoltre, per poter prevenire e notificare un eventuale Data Breach qualora eventualmente accada (art. 33 – notifica di una violazione di dati personali all’autorità di controllo) occorre che il FireWall disponga di funzioni IDS, meglio ancora se IPS (Prevention).

Da anni sviluppo e realizzo ApplianceIPsent – che consentono tutto quanto sopra a costi accessibili anche alle piccole realtà.

Incarico RPD Responsabile Protezione Dati

Chi è il Responsabile Protezione dei Dati?
Il Responsabile Protezione dei Dati (di seguito anche RPD o R.P.D.) è un ruolo chiave, introdotto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati EU 2016/679.
Il RPD (nel codice internazionale indicato come D.P.O. Data Protection Officer), figura già presente in alcune legislazioni europee (anche conosciuto come Chief Privacy Officer, Privacy Officer, Data Protection Officer o Data Security Officer), è una figura che ha un ruolo determinante nel trattamento di dati personali di una organizzazione.

Chi deve nominare il RPD?

  • una pubblica amministrazione che tratta dati personali (eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali);
  • una organizzazione che effettua monitoraggio, regolare, sistematico e su larga scala di interessati;
  • una organizzazione che tratta, su larga scala, particolari categorie di dati sensibili o dati relativi a reati e condanne penali.

Quali sono le organizzazioni private che ricadono nelle ultime due indicazioni?
IL Garante ha precisato quali tipologie di organizzazioni private debbono nominare un Data Protection Officer o Responsabile della Protezione dei Dati Personali

Compiti del RPD
I compiti primari del Data Protection Officer sono:

  1. informare e fornire consulenza al Titolare e al Responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal GDPR, nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;
  2. sorvegliare l’osservanza del GDPR, di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del Titolare del trattamento o del Responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;
  3. fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35;
  4. cooperare con l’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali); e
  5. essere il punto di contatto dell’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento dei dati personali, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione;
  6. supportare il titolare del trattamento nelle attività susseguenti ad un eventuale data-breach.

Chi può essere nominato RPD?
In base all’articolo 37, paragrafo 5 GDPR, il RDP “è designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati, e della capacità di assolvere i compiti di cui all’articolo 39”. Viene anche previsto che il livello necessario di conoscenza specialistica dovrebbe essere determinato in base ai trattamenti di dati effettuati e al livello di protezione necessario per i dati personali oggetto di trattamento.
Allo stato attuale non esiste alcun schema di certificazione, corso, percorso formativo o seminario che abiliti al ruolo di D.P.O. ; sono invece importanti esperienza e competenze professionali, così come la conoscenza delle normative nazionali ed europee; è necessaria anche una formazione adeguata e continua.
La organizzazione che procede alla nomina del DPO dovrà allegare alla stessa le risultanze della valutazione di adeguatezza, in base alla quale è stato designato il candidato tra tutti gli altri; si presti quindi molta attenzione a motivare la scelta, in quanto la nomina di una figura inadeguata o in conflitto di interessi potrebbe configurare il reato in eligendo.

La figura RPD esterna
Le organizzazioni di dimensioni limitate o che non hanno figure specializzate da investire dell’incarico di DPO-RPD possono nominare una figura esterna, che abbia i requisiti indicati, di rivestire il ruolo di DPO. Alcune organizzazioni complesse potranno nominare una figura giuridica esterna (team di esperti) quando i processi di trattamento dei dati necessitano di particolari competenze interdisciplinari. Occorre fare attenzione a che non sussistano conflitti di interessi (come nel caso di nomine a fornitori informatici, software house e consulenti fiscali ed amministrativi già incaricati).

Autonomia del RPD
Il regolamento GDPR indica le garanzie essenziali per consentire al DPO di operare con un grado sufficiente di autonomia nella organizzazione del titolare del trattamento. Esso non dovrà ricevere alcuna istruzione sullo svolgimento dei propri compiti, che dovrà svolgere in modo indipendente. Avrà a disposizione un budget adeguato che gestirà autonomamente per i compiti assegnati, compreso quello della propria formazione continua.

La nomina del RPD rileva il board aziendale dalle responsabilità GDPR?
No, la figura del RPD è intesa come “facilitatore  e controllore” delle procedure e della sicurezza della architettura di trattamento della propria organizzazione. Non ha funzioni decisionali, che pertanto permangono nel board, così come le responsabilità.

Il RPD deve essere formalmente nominato?
La risposta è affermativa; nell’ipotesi di incarico ad un team o una società, occorre comunque che sia individuato in maniera inequivocabile un soggetto che specificamente opererà come RPD, riportandone espressamente le generalità. E’ poi necessario che nell’atto di designazione o nel contratto di servizi risultino indicate le motivazioni che hanno indotto il management a scegliere quel soggetto per svolgere la funzione di RPD. La nomina dovrà essere comunicata al Garante, indicata sulle informative e sul sito web aziendale.

Per le organizzazioni seriamente motivate a dotarsi di un framework di protezione dei dati personali, sono in grado di assumere l’incarico ed il ruolo di RPD in Toscana ed in tutto il centro-Italia.