Tentati databreach su siti web

In questi giorni si stanno evidenziando molteplici tentativi di databreach a danno di siti web.

Il sistema è molto semplice ed è stato già usato in passato con successo; spesso, i webmasters hanno la brutta abitudine di realizzare copie del database per attività di manutenzione e di piazzarle nella root del sito, talvolta dimenticando di cancellarli.

I soliti ignoti, tramite dei bot appositamente predisposti, si sono messi a scansionare innumerevoli siti alla ricerca di tali copie (dump), tentando i nomi più usati, quali:

//db.zip
//db.tar.gz
//db.rar
//2018.zip
//2018.tar.gz
//2018.rar
//2017.zip
//2017.tar.gz
//2017.rar
//2016.zip
//2016.tar.gz
//2016.rar
//123.rar
//123.7z
//111.zip
//111.tar.gz
//111.rar
//1.zip
//1.tar.gz
//1.rar
//1.7z

Si consiglia di non effettuare mai backup temporanei di basi dati in spazi pubblici del sito, in quanto potrebbero essere scaricati da soggetti malintenzionati e realizzandosi, in tal modo, un probabile databreach (di norma i dump non sono cifrati).


redditodicittadinanza.gov.it ed i font (di Google)

Mi immetto nella polemica nata dalla analisi di Matteo Flora del sito www.redditodicittadinanza.gov.it per “gettare ulteriore benzina sul fuoco”.

Semplificando, Matteo dice che adottando, per la pagina web del sito in oggetto, un font di Google, si consegnano ad esso “i dati di navigazione degli utenti sul sito”.

Premessa per i non tecnici: cosa sono questi fonts di Google? Si tratta di una collezione di font (la rappresentazione dei caratteri sullo schermo) che Google rende disponibili “gratuitamente” a tutti coloro che li vogliono adottare per migliorare l’aspetto del proprio sito.
Moltissimi Framework e C.M.S. li hanno adottati di default (anche WordPress), con il risultato che molti siti li stanno usando. Questo comporta che, quando un utente si collega ad uno di questi siti, il suo browser procede a scaricare il font necessario dai server dedicati di Google (salvo che il font sia già presente nella cache del browser ed altro, ma non vorrei scendere troppo nei dettagli tecnici).
Come sappiamo, ogni qualvolta si realizza una connessione tcp-ip tra un browser ed un server, nel server si raccolgono vari dati tecnici, tra i quali l’indirizzo IP del client, che come ci dicono i vari Garanti, Corte di Giustizia UE, ecc. costituisce un dato personale; Google, per tali dati, si definisce data controller (impostazione che non condivido, ma qui si aprirebbe un lungo e complesso discorso).
L’adozione dei fonts Google su molteplici siti web determina una specie di “rete di sensori globale” dalla quale Google potrebbe acquisire informazioni; non che ne abbia particolarmente bisogno, dato che quasi tutti utilizzano il servizio “gratuito” Google Analytics, per non parlare di Ads, AdSense & C.

L’informativa privacy del sito redditodicittadinanza.gov.it riporta ad una pagina sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; non ha le caratteristiche richieste dal GDPR e non si riesce neanche a capire chi sia il DPO.

Aggiungo un elemento, a mio avviso trascurato ma determinante: perchè un sito del Governo Italiano deve stare in un server di una azienda americana, presso un datacenter americano, al di fuori dello spazio UE e delle tutele del GDPR?

P.S. io dico il font e non la font; il perchè lo trovate anche qui.

P.S.2 il codice WordPress di questo sito è stato da me modificato, da tempo, per caricare i webfont dal server locale (e non dai server di Google); questo rende il rendering delle pagine leggermente più lento, ma – per me – assolutamente necessario.

Aggiornamento: il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, in una memoria pubblicata nel pomeriggio, interviene con alcune osservazioni sul ddl di conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 (reddito di cittadinanza).
Al punto 5:
Un’ultima osservazione va riferita  all’architettura del sito web del Governo, dedicato al reddito di cittadinanza. 
Si segnala, al riguardo, che il sito rivela, già nel suo attuale stato di sviluppo, alcune carenze, in particolare, nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito). 


GDPR e sito web

L’entrata in vigore del nuovo Regolamento UE 679/2016 ha effetti anche su tutti i siti web; essi debbono essere aderenti ai principi dettati del GDPR, in particolare agli artt. 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13, 15 e successivi, 24, 25, 32, 33, 34, salvo altro.

Occorre valutare la rispondenza, del sito web, non solo al Regolamento ma anche alle ulteriori normative inerenti, come per esempio il provvedimento del Garante 8 maggio 2014 – detto cookie law. 

Da ultimo, ma non per importanza, una verifica professionale degli aspetti inerenti la sicurezza informatica del sito web (come richiesto dall’art. 32 GDPR) che deve essere condotta da un soggetto terzo (e non certamente da chi il sito lo ha realizzato).

Effettuiamo, da tempo, valutazioni di compliance dei siti web a tutti gli aspetti inerenti la dataprotection (sia legale che informatico), tramite il nostro servizio professionale WebSite Assessment; esso potrà essere prodotto come dimostrazione di accountability del Titolare del Trattamento. Generalmente questa valutazione viene effettuata da remoto, senza necessità di avere accesso al sistema informatico, ad un costo accessibile a tutte le organizzazioni.