GDPR e sanità, le regole del Garante per studi medici, farmacie ed aziende sanitarie

L’Autorità di Controllo italiana (Garante Privacy), in apposito provvedimento, ha specificato le regole da adottare da parte di medici, farmacie ed ASL.

Come sapevamo, il medico non deve più chiedere il consenso per tutti i trattamenti che riguardano finalità di cura.

Si presti però estrema attenzione al fatto che trattamenti diversi da questa specifica finalità necessitano di altra base giuridica (o del relativo consenso).

Da evidenziare la precisazione della Autority che in ambito sanitario è sussistente, in linea generale, l’obbligo di tenuta del registro dei trattamenti; pertanto sia singoli professionisti, pediatri, studi medici associati, ospedali privati, case di cura, RSA, aziende sanitarie, farmacie debbono avere il registro dei trattamenti.

Per quanto riguarda il DPO, il singolo medico, le farmacie, parafarmacie ed ortopediche non sono tenute alla nomina; essa è invece richiesta a studi medici associati, case di cura, ospedali privati, centri diagnostici, RSA, centri chirurgici e tutti coloro che effettuano trattamenti sanitari in larga scala.

Per approfondimenti segnalo i miei post precedenti: studi medici e DPOsoggetti privati obbligati alla nomina del DPO.

Contattateci per avere supporto alla compilazione del registro dei trattamenti o per il approfondimenti in merito al ruolo di DPO in ambiti sanitari

Studi medici e DPO

Domanda: uno studio medico deve nominare un DPO?

Aggiornamento
Il Direttore FNOMCeO De Pascale ha chiarito che uno studio medico associato ha l’onere di nominare il D.P.O., qualora sussista “una forma complessa di aggregazione, soprattutto di natura contrattuale, come reti o gruppi”.

Tale obbligo non sussiste (attualmente) per i singoli medici che lavorano in uno studio medico.

Occorre quindi valutare il tipo di struttura, ma sopratutto le architetture di trattamento dei dati personali ed i relativi flussi informativi.