Tipologie di trattamenti soggetti a DPIA

L’Autorità di Controllo italiana (Garante per la Protezione dei Dati Personali) ha predisposto un elenco (ovviamente non esaustivo) delle tipologie di trattamenti soggetti al requisito di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 35, comma 4, del Regolamento.

  1. Trattamenti valutativi o di scoring su larga scala, nonché trattamenti che comportano la profilazione degli interessati nonché lo svolgimento di attività predittive effettuate anche on-line o attraverso app, relativi ad “aspetti riguardanti il rendimento professionale, la situazione economica, la salute, le preferenze o gli interessi personali, l’affidabilità o il comportamento, l’ubicazione o gli spostamenti dell’interessato”
  2. Trattamenti automatizzati finalizzati ad assumere decisioni che producono “effetti giuridici” oppure che incidono “in modo analogo significativamente” sull’interessato, comprese le decisioni che impediscono di esercitare un diritto o di avvalersi di un bene o di un servizio o di continuare ad esser parte di un contratto in essere (ad es. screening dei clienti di una banca attraverso l’utilizzo di dati registrati in una centrale rischi).
  3. Trattamenti che prevedono un utilizzo sistematico di dati per l’osservazione, il monitoraggio o il controllo degli interessati, compresa la raccolta di dati attraverso reti, effettuati anche on-line o attraverso app, nonché il trattamento di identificativi univoci in grado di identificare gli utenti di servizi della società dell’informazione inclusi servizi web, tv interattiva, ecc. rispetto alle abitudini d’uso e ai dati di visione per periodi prolungati. Rientrano in tale previsione anche i trattamenti di metadati ad es. in ambito telecomunicazioni, banche, ecc. effettuati non soltanto per profilazione, ma più in generale per ragioni organizzative, di previsioni di budget, di upgrade tecnologico, miglioramento reti, offerta di servizi antifrode, antispam, sicurezza etc.
  4. Trattamenti su larga scala di dati aventi carattere estremamente personale (v. WP 248, rev. 01): si fa riferimento, fra gli altri, ai dati connessi alla vita familiare o privata (quali i dati relativi alle comunicazioni elettroniche dei quali occorre tutelare la riservatezza), o che incidono sull’esercizio di un diritto fondamentale (quali i dati sull’ubicazione, la cui raccolta mette in gioco la libertà di circolazione) oppure la cui violazione comporta un grave impatto sulla vita quotidiana dell’interessato (quali i dati finanziari che potrebbero essere utilizzati per commettere frodi in materia di pagamenti).
  5. Trattamenti effettuati nell’ambito del rapporto di lavoro mediante sistemi tecnologici (anche con riguardo ai sistemi di videosorveglianza e di geolocalizzazione) dai quali derivi la possibilità di effettuare un controllo a distanza dell’attività dei dipendenti (si veda quanto stabilito dal WP 248, rev. 01, in relazione ai criteri nn. 3, 7 e 8).
  6. Trattamenti non occasionali di dati relativi a soggetti vulnerabili (minori, disabili, anziani, infermi di mente, pazienti, richiedenti asilo).
  7. Trattamenti effettuati attraverso l’uso di tecnologie innovative, anche con particolari misure di carattere organizzativo (es. IoT; sistemi di intelligenza artificiale; utilizzo di assistenti vocali on-line attraverso lo scanning vocale e testuale; monitoraggi effettuati da dispositivi wearable; tracciamenti di prossimità come ad es. il wi-fi tracking) ogniqualvolta ricorra anche almeno un altro dei criteri individuati nel WP 248, rev. 01.
  8. Trattamenti che comportano lo scambio tra diversi titolari di dati su larga scala con modalità telematiche.
  9. Trattamenti di dati personali effettuati mediante interconnessione, combinazione o raffronto di informazioni, compresi i trattamenti che prevedono l’incrocio dei dati di consumo di beni digitali con dati di pagamento (es. mobile payment).
  10. Trattamenti di categorie particolari di dati ai sensi dell’art. 9 oppure di dati relativi a condanne penali e a reati di cui all’art. 10 interconnessi con altri dati personali raccolti per finalità diverse.
  11. Trattamenti sistematici di dati biometrici, tenendo conto, in particolare, del volume dei dati, della durata, ovvero della persistenza, dell’attività di trattamento
  12. Trattamenti sistematici di dati genetici, tenendo conto, in particolare, del volume dei dati, della durata, ovvero della persistenza, dell’attività di trattamento.

Sono ovviamente sempre valide le precedenti indicazioni fornite dalla Autority su quando occorra effettuare una DPIA.

Il nuovo principio della “sicurezza” nel GDPR

Tra le innumerevoli disamine, valutazioni, interpretazioni e trattazioni sul Regolamento UE, ben pochi hanno “realizzato” uno dei nuovi cardini sui quale esso si basa.

La sicurezza è adesso divenuta un principio.

Art. 5 - Principi applicabili al trattamento di dati personali

1. I dati personali sono:
...
f) trattati in maniera da garantire un’adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione, mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali («integrità e riservatezza»).

Lo ripeto: “adeguata sicurezzamisure tecniche ed organizzative adeguate“; non c’è più sordo di chi non vuol sentire!

Informative o Liberatorie?

In questi giorni mi è stata sottoposta, per un parere, una informativa predisposta per degli studi odontoiatrici.

Come spesso capita, il consulente di turno produce una “informativa omnicomprensiva” che prevede molteplici aspetti delle molteplici casistiche che interessano i molteplici studi odontoiatrici.

La consegna allo studio, dicendo che “occorre far firmare” il tale documento ai pazienti; nessuno si prende la briga di leggere, in modo obbiettivo e distaccato, quello che vi è scritto.

Innanzitutto posso affermare, senza tema di smentita, che una informativa di quattro pagine non rispetta le caratteristiche di “forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro” richieste dal Regolamento.

Come risultato finale, un povero tapino che si reca dal dentista per una semplice igiene dentale deve firmare una specie di liberatoria, nella quale, per esempio, autorizza  ad effettuare, conservare ed archiviare, a fini statistici (??), tecnici (??), documentali o di ricerca, video ed immagini fotografiche.

GDPR e le misure minime di sicurezza

Domande ricorrenti: esistono sempre le misure minime di sicurezza? Quali sono? Dobbiamo adottarle o no?

Le famigerate misure minime di sicurezza erano allegate al D.Lgs. 196/03 (allegato B); il D.Lgs. 101/2018 le ha abrogate (art. 27, comma 1, lett. d).

Per 14 anni sono state oggetto di critica (troppo oppure troppo poco), ridicolizzate dagli estremisti, snobbate dagli asceti, sottovalutate dai qualunquisti.

Posso tranquillamente affermare che, ad oggi, molte organizzazioni non hanno neanche adottato tutte le (abrogate) misure minime di sicurezza introdotte nel 2004. Non ci credete? Ne cito una, forse tra le più disattese:

25. Il titolare che adotta misure minime di sicurezza avvalendosi di soggetti esterni alla propria struttura per provvederne alla esecuzione, riceve dall'installatore una descrizione scritta dell'intervento effettuato che ne attesta la conformità alle disposizioni del presente disciplinare tecnico.

IL GDPR assegna oggi al Titolare (l’azienda) l’onere di definire le più appropriate misure di sicurezza (non quelle minime) e l’onere di dimostrare che esse sono appropriate (ed adottate, oltre che verificate periodicamente).

Quindi le misure minime del D.Lgs. 196/03 sono la base di partenza, ma non sono sicuramente le misure appropriate da adottare, almeno nelle realtà diverse dalle piccolissime.

Il nuovo approccio del GDPR richiede quindi alle aziende responsabilizzazione, adozione di misure e stumenti di sicurezza ed il loro avvallo; siamo passati (a mio modesto parere) da un approccio di tipo “civil law” (con il tutore che prescrive) a quello “common law” (con le aziende che in piena autonomia decidono, adottano e sono successivamente in grado di dimostrare “il valore” delle loro scelte).

Richieste, informazioni e preventivi

Con la ripresa lavorativa (e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 101), molte organizzazioni mi stanno contattando per informazioni, richieste e preventivi in merito al GDPR.

Dato l’elevato carico di lavoro, non potrò rispondere a tutte le chiamate telefoniche; chiedo pertanto di inviare le richieste tramite una e-mail a webreq@stefanorossi.it, indicando i riferimenti per essere ricontattati appena mi sarà possibile.

Differenza tra privacy by design e privacy by default

Privacy by Design e Privacy by Default sono due concetti non particolarmente nuovi, portati alla ribalta dal nuovo Regolamento UE 679/2018.

Concettualmente sono “vicini” ma distinti; spesso assisto ad interventi di professionisti, anche autorevoli, che confondono i due concetti.

Non voglio entrare nel merito di una disquisizione tecnica, che probabilmente confonderebbe ulteriormente le idee, ma intendo fornire una semplice indicazione che consente di districarsi in molte occasioni.

Il concetto di Privacy by Design è affiancabile a quello di progettazione.

Il concetto di Privacy by Default è collegabile a quello di configurazione.