F.A.Q. Registro dei Trattamenti

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha pubblicato, in una apposita pagina, le faq sul Registro dei Trattamenti; ne avevo parlato pochi giorni orsono.

Relativamente alle aziende private, i soggetti obbligati ad averlo ed aggiornarlo sono così individuabili:

  • imprese o organizzazioni con almeno 250 dipendenti;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti che possano presentare un rischio – anche non elevato – per i diritti e le libertà dell’interessato;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse  imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti non occasionali;
  • qualunque titolare o responsabile (incluse  imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti) che effettui trattamenti delle categorie particolari di dati di cui all’articolo 9, paragrafo 1 RGPD, o di dati personali relativi a condanne penali e a reati di cui all’articolo 10 RGPD.

Sono quindi individuati alcune tipologie di titolari del trattamento che debbono provvedere alla tenuta del Registro dei Trattamenti:

  • esercizi commerciali, esercizi pubblici o artigiani con almeno un dipendente (bar, ristoranti, officine, negozi, piccola distribuzione, ecc.) e/o  che  trattino dati sanitari dei clienti (es. parrucchieri, estetisti, ottici, odontotecnici, tatuatori ecc.);
  • liberi professionisti con almeno un dipendente e/o che trattino dati sanitari e/o dati relativi a condanne penali o reati (es. commercialisti, notai, avvocati, osteopati, fisioterapisti, farmacisti, medici in generale);
  • associazioni, fondazioni e comitati ove trattino “categorie particolari di dati” e/o dati relativi a condanne penali o reati (i.e. organizzazioni di tendenza; associazioni a tutela di soggetti c.d. “vulnerabili” quali ad esempio malati, persone con disabilità, ex detenuti ecc.; associazioni che perseguono finalità di prevenzione e contrasto delle discriminazioni di genere, razziali, basate sull’orientamento sessuale, politico o religioso ecc.; associazioni sportive con riferimento ai dati sanitari trattati; partiti e movimenti politici; sindacati; associazioni e movimenti a carattere religioso);
  • il condominio ove tratti “categorie particolari di dati” (es. delibere per interventi volti al superamento e all’abbattimento delle barriere architettoniche ai sensi della L. n. 13/1989; richieste di risarcimento danni comprensive di spese mediche relativi a sinistri avvenuti all’interno dei locali condominiali).

Firefox Monitor

Il browser Firefox, da sempre in prima linea per tutelare la privacy e la sicurezza dei propri utenti, ha reso disponibile una nuova funzione on-line: Firefox Monitor.

Si tratta di un servizio che consente di verificare se il proprio indirizzo di posta elettronica è stato oggetto di – pubblicamente dichiarati – data breaches.

Non è una novità, in quanto già da tempo altri servizi erano stati resi disponibili agli utenti, ad esempio haveibeenpwned; ritengo che coloro che sono particolarmente prudenti preferiranno adottare il servizio di Mozilla, che tra l’altro contiene una serie di consigli e servizi utili per mantenere in sicurezza i propri account.

Maxi multa a British Airways per violazione del GDPR

L’autorità di controllo inglese ICO ha comunicato l’intenzione di sanzionare British Airways per violazione del regolamento GDPR.

L’evento è relativo all’attacco cracker di settembre 2018, che ha determinato un data breach nel quale sono stati raccolti (intercettati illecitamente) dati personali di circa 500.000 utenti (nominativi, indirizzi, dati dei viaggi, carte di credito).

La sanzione, oltre 183 milioni di sterline, indica come l’autorità sia determinata a far ben comprendere – alle aziende inglesi ma non solo – che la tutela dei dati personali dei loro clienti sia un aspetto primario della mission aziendale.

Vediamo anche come il GDPR abbia cambiato notevolmente il peso delle sanzioni comminabili alle aziende; siamo ben oltre i 20 milioni di euro previsti come soglia, quindi la somma è stata calcolata sulla base del fatturato annuo globale della maggior compagnia aerea inglese.

Cryptopia in liquidazione

Da giorni gli utenti hanno intuito che le cose non andavano; oggi è arrivata la comunicazione ufficiale: l’exchange neozelandese è stato messo in liquidazione.

Ad inizio anno aveva subito un attacco cracker, seguito da uno recente; proprio quest’ultimo potrebbe essere stato fatale.

Purtroppo questi sono i risultati della insicurezza dei sistemi informativi.

Binance violato, spariti 7000 bitcoin

Binance, uno dei maggiori exchange di cryptovalute, è stato violato da ignoti; come risultato, 7000 Bitcoin (circa 44 milioni di dollari) sono stati rubati e trasferiti su vari wallet; attualmente i criminali sono all’opera per distribuire il malloppo in molteplici altri wallet, nel tentativo di “far perdere le tracce”.

Molti pseudo-esperti, invece di focalizzare l’attenzione sul problema reale (insicurezza di tutti gli exchange, ma non solo) propongono soluzioni paradossali.

Come sempre, rimane difficilissimo da digerire il concetto di security by design; generalmente, quando occorre lanciare un servizio, saltiamo del tutto le fasi di progettazione e programmazione sicura, facciamo scrivere da programmatori junior – alla meno peggio – un software che fa quanto serve, tralasciamo del tutto gli assessment di sicurezza in quanto troppo onerosi, lo mettiamo on-line ed incrociamo le dita.

Spesso anche quando tale software o infrastruttura informativa gestisce cifre rilevanti o dati importanti.

Poi capita che vengono rubati milioni di euro, ma i clienti non debbono preoccuparsi in quanto “Binance utilizzerà il fondo SAFU per coprire le perdite provocate dagli hacker” (che in questo caso non sono hacker ma cracker); quindi nessun problema.

PEC ordine avvocati Roma violata

Giunge notizia che “i soliti ignoti” avrebbero violato oltre 30.000 caselle PEC relative all’ordine degli avvocati di Roma.

Il condizionale è d’obbligo in quanto, pur essendo già disponibili sui MEGA e PRIVATEBIN gli archivi con il frutto dell’hacking, non ho ovviamente scaricato nulla in quanto illegale; le schermate mostrate confermerebbero il fatto.

Come sempre, sicurezza informatica cercasi.