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18 ago
Immaginavo che il caso piratebay avrebbe sollevato un vespaio.
Per chi non ha seguito, il sito è stato “sequestrato” dietro disposizione di un G.I.P. di Bergamo.
In effetti non si può parlare di sequestro, bensì di inibizione del traffico relativo:
DISPONE
il sequestro preventivo del suddetto sito web disponendo che i fornitori di servizi internet (Internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano agli rispettivi utenti – anche e mente degli art. 14 e 15 dal Decreto Legislativo n. 70 del 9.4.2003) – l’accesso:
- all’indirizzo www.thepiratebay.org;
ai relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo;
- all’indirizzo IP statico 83.140.176.146, che al momento risulta associato ai predetti nomi di dominio. e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi nell’attualità e in futuro.
Non capisco come un G.I.P. possa ordinare l’oscuramento di un sito ad una intera nazione (il processo non c’è stato e non si capisce che tutela urgente si voglia ottenere).
Alcuni hanno paventato scenari apocalittici causati dalla redirezione del traffico per piratebay.org ad un indirizzo IP che appare appartenere ad una organizzazione discografica ( link1 e link2 ); da alcuni controlli che ho effettuato oggi sui maggiori dns italiani , solo il dns di fastweb redireziona in tal senso, mentre tra i rimanenti alcuni risolvono normalmente, mentre altri restituiscono 127.0.0.1, non consentendo di raggiungere il sito ma tuttavia non redirezionando.
Prendendo spunto da questa redirezione, ALCEI ha fatto una segnalazione al garante della privacy per presunta raccolta illecita di dati personali.
Spero che questa occasione possa servire da riflessione sul diritto della rete.